Ragazzi sempre connessi: i pericoli della rete

slide-home-6.png

slide-home-6.png

La comunicazione nella rete e nei social funziona…purtroppo!

L’introduzione di internet e delle reti di collegamento tra individui ha modificato radicalmente il modo in cui si stabiliscono relazioni. Oggi per entrare in relazione, per conoscere una persona è sufficiente averne il contatto, attraverso i social oppure le applicazioni a disposizione. Interporre tra sé e l’altro uno strumento e una distanza rende più semplice l’approccio, che invece de visu comporterebbe il mettersi in gioco direttamente. Ovviamente è modificata anche la modalità di comunicazione tra le persone. Chat e social accorciano distanze e tempi, motivo per il quale spesso la comunicazione raggiunge in breve tempo una grado di intimità che di persona avrebbe richiesto molto più tempo per essere costruito. Questo effetto però è un paradosso, nel senso che ad esso non accompagnata una conoscenza vera e propria, una vicinanza anche fisica, che coinvolga tutte le altre forme di comunicazione interpersonali tra esseri umani (distanza fisica, postura, atteggiamenti, espressioni del viso, tono della voce, colori, odori, suoni).

Si stabiliscono invece modi di comunicare ‘tipici’, che si strutturano per fasi che si susseguono e che hanno degli scopi specifici, volti a creare la possibilità di avvicinare l’altro con una gradualità ma molto più serrata.

Questa tipologia di comunicazione funziona e funziona bene. È in grado infatti di riempire vuoti, creare aspettative ed emozioni particolari e quindi infine di agganciare  l’altro. Funziona sugli adulti e purtroppo funziona anche sui minori, che spesso diventano prede di pedofili.

Per approfondire questo argomento potete leggere l’articolo della dottoressa Raponi http://analisicriminale.it/child-grooming